In quel di Shanghai...

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fracapi
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da fracapi » 22 feb 2020 18:55

Ruan Ji ha scritto:
22 feb 2020 15:45
fracapi ha scritto:
22 feb 2020 11:13

Lei , secondo me , vive in una citta ' che poco rappresenta la Cina
Quindici anni di Cina, girata sopra sotto a desta e sinistra, per miniere, cantieri navali, fabbriche, amicizie ai quattro angoli, lunghi viaggi on the road, marito del Guanxi, parenti a Beijing, vissuto a lungo in Yunnan, Jiangsu e Zhejiang etcetc
credo di averne una visione abbastanza "di prima mano".

altrettanta simpatia :P
non posso assolutamente paragonare la mia conoscenza della Cina con Lei :) , pero' .. conferma o smentisce la mia opinione che che Shanghai e' un po' un unicum in Cina ? Grazie



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Ruan Ji
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da Ruan Ji » 23 feb 2020 01:44

Si, indubbiamente Shanghai non è rappresentativa della Cina per sue caratteristiche speciali di apertura e internazionalità (nel senso in cui nemmeno New York e' rappresentativa degli Stati Uniti, per esempio).
Restando al tema Shanghai, fra persone che ci vivono da lunga data, ci troviamo purtroppo spesso a pensare come di fatto sia stata per molti la città dalle promesse non mantenute: fra il 2008 e l 2012, sulla scia della progressiva apertura del paese e dell'expo universale, la città era un continuo fiorire di eventi, un'eccitante laboratorio di nuove musiche, sfilate di moda, apertura di gallerie d'arte, vi era una fibrillazione ovunque, concreta e palpabile, pochi avrebbero allora dubitato che la città avrebbe presto soppiantato Tokyo come cuore pulsante dell'Asia, non solo finanziariamente ma anche culturalmente.
E invece non è accaduto nulla di tutto ciò, la direzione presa dalla nuova presidenza del paese ha tarpato le ali a quelle velleità di apertura e ha di fatto portato questa città a mancare il suo momento, la sensazione presente è che pur restando una metropoli straordinaria abbia in qualche modo terminato l'impetuosa fase ascendente.
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da fracapi » 23 feb 2020 11:02

Ruan Ji ha scritto:
23 feb 2020 01:44
Si, indubbiamente Shanghai non è rappresentativa della Cina per sue caratteristiche speciali di apertura e internazionalità (nel senso in cui nemmeno New York e' rappresentativa degli Stati Uniti, per esempio).
Restando al tema Shanghai, fra persone che ci vivono da lunga data, ci troviamo purtroppo spesso a pensare come di fatto sia stata per molti la città dalle promesse non mantenute: fra il 2008 e l 2012, sulla scia della progressiva apertura del paese e dell'expo universale, la città era un continuo fiorire di eventi, un'eccitante laboratorio di nuove musiche, sfilate di moda, apertura di gallerie d'arte, vi era una fibrillazione ovunque, concreta e palpabile, pochi avrebbero allora dubitato che la città avrebbe presto soppiantato Tokyo come cuore pulsante dell'Asia, non solo finanziariamente ma anche culturalmente.
E invece non è accaduto nulla di tutto ciò, la direzione presa dalla nuova presidenza del paese ha tarpato le ali a quelle velleità di apertura e ha di fatto portato questa città a mancare il suo momento, la sensazione presente è che pur restando una metropoli straordinaria abbia in qualche modo terminato l'impetuosa fase ascendente.
sono d 'accordo .
Pero' .. dal punto di vista della della dirigenza politica una Shanghai /Tokio /Parigi ecc non conveniva , sarebbe stata sempre meno allineata al pensiero centrale di Pechino . Troppa liberta, troppe idee moderniste : una citta "molle" ( gia' visto ai tempi dell' 'oppio.. , i cinesi hanno grande propensione alla laboriosita' .. ,ma anche al vizio .. vero ? ) .
Ad essere pragmatici , dal loro punto di vista la presidenza aveva ragione , vedi che succede a Hong Kong . Liberta' individuale : brutta bestia per chi deve far mangiare 1miliardo e mezzo di persone.
Arrivederci le auguro ogni fortuna.


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Ruan Ji
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da Ruan Ji » 23 feb 2020 15:27

Parzialmente vero, nel senso che a poche ore dalla decisione del blocco dei voli da parte del governo italiano (blocco nemmeno comunicato per tempo alle autorità consolari in Cina), si è diffuso il panico fra la comunità italiana in Cina e i cinesi che a diverso titolo dovevano andare o rientrare in Italia con conseguente rebooking dei biglietti su altre compagnie che hanno permesso di rientrare fino a pochi giorni fa senza alcun particolare controllo.
Solo parzialmente vero perché non credo che nemmeno in tempi normali, la percentuale di chi vola direttamente fra Italia e Cina sia superiore a un 30-40%, gli altri sono tutti voli con collegamento.
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da mascherpa » 24 feb 2020 12:42

Il numero dei casi, a mio parere, ha senso solo se rapportato alla popolazione totale. Quindi il numero italiano (che ora ha superato le due centinaia) è sí molto pesante a confronto di quello giapponese e anche di quello thailandese; ma non lo è rispetto a quello coreano (cinque volte per una popolazione di circa cinquantadue milioni, poco piú dell'80% della nostra, cioè, in termini relativi, sei volte i nostri casi) e ancor meno rispetto a quelli delle città-stato Singapore (meno di sei milioni) e Hong-Kong (circa sette e mezzo).

Nulla, inoltre, si dice sul rapporto tra casi presumibili e casi accertati, che può variare moltissimo da Paese a Paese.

Quindi la tabellina di Dagospia, nonostante la sua sua apparente "oggettività", mi pare avere ben poco significato reale.

Quel che mi fa un po' specie è la sospensione delle attività scolastiche solo per cosí pochi giorni: nel 1957, quando vi fu la famosa "asiatica" e andavo in seconda media, l'inizio delle lezioni, allora il primo ottobre, fu posticipato di colpo di due settimane secche: una vera pacchia, ricordo che tornammo a Milano dal mare solo verso il 10 ottobre, e c'era un tempo splendido, con pochissima gente in giro... Altro che "cosa mai successa prima" come raccontavano ieri certi mass media!

Ovviamente, in quel modo poteva vederla solo un ragazzino undicenne: infatti, le vittime dell' "asiatica" sono valutate tra uno e due milioni: piú di trentamila nei soli Stati Uniti d'America (allora centocinquanta milioni di abitanti) prima che vi fosse messo a punto il vaccino.
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da mascherpa » 01 mar 2020 07:49

Qui ieri l'ambasciata cinese ha impartito una lezione non solo di signorilità e buon gusto, ma anche di lingua italiana a un incredibile personaggio, che tentando di giustificarsi ha poi dimostrato ancora una volta il noto detto pézo el tacón del buso.
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da Ruan Ji » 01 mar 2020 14:54

Purtroppo pagheremo tutti, a partire da noi nelle prime file, la mascalzonaggine (perché altrimenti non saprei definirla) di questo personaggio che mette a serio rischio i rapporti già acciaccati fra Italia e Cina. L'approccio, vien davvero da dirlo, schizofrenico del nostro governo nei confronti di Beijing continua a mettere a repentaglio gli sforzi di reciproca conoscenza e fiducia, il 21 gennaio si festeggiava al Parco della Musica l'anno del turismo e della cultura cinese in Italia e pochi giorni dopo, primo e unico paese, chiudevamo completamente i voli mandando un segnale di totale abbandono di un paese amico nel momento del pericolo (per carità di patria non voglio sottolineare che a distanza di poche settimane ne abbiamo ricevuto il giusto contrappasso), quando sarebbe stato sufficiente attendere che tale decisione fosse presa dalle compagnie aeree secondo ragioni di mercato e opportunità e che fosse invece controllato chiunque possedesse un documento che dimostrasse il passaggio in Cina nei quattordici giorni precedenti.
E d'altra parte nulla avrei da opporre se l'Italia facesse il paese "sovrano" in tutte e quattro le stagioni, ma ho ancora nelle orecchie e negli occhi le imbarazzanti delegazioni da "piazzisti" dei nostri ministeri che fino a pochi mesi fa imploravano i cinesi di acquistare qualche tonnellata di arance siciliane o pronte a negoziare infrastrutture strategiche per farsi acquistare un po' di debito da Beijing, senza peraltro nemmeno fare la fatica di apprendere le generalità del proprio interlocutore, sciattamente apostrofato Mr. Ping.
E purtroppo, a bocce ferme, quando questa ostinata influenza svanirà nell'etere, senza vergogna, torneremo a picchiare alla porta del gigante offrendo la poca argenteria rimasta sorridendo come nulla fosse avvenuto.
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 01 mar 2020 17:26

Ma i danni chi li pagherà, al di là delle sterili polemiche?

fracapi
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Re: In quel di Shanghai...

Messaggio da fracapi » 01 mar 2020 17:38

Ruan Ji ha scritto:
01 mar 2020 14:54
Purtroppo pagheremo tutti, a partire da noi nelle prime file, la mascalzonaggine (perché altrimenti non saprei definirla) di questo personaggio che mette a serio rischio i rapporti già acciaccati fra Italia e Cina. L'approccio, vien davvero da dirlo, schizofrenico del nostro governo nei confronti di Beijing continua a mettere a repentaglio gli sforzi di reciproca conoscenza e fiducia, il 21 gennaio si festeggiava al Parco della Musica l'anno del turismo e della cultura cinese in Italia e pochi giorni dopo, primo e unico paese, chiudevamo completamente i voli mandando un segnale di totale abbandono di un paese amico nel momento del pericolo (per carità di patria non voglio sottolineare che a distanza di poche settimane ne abbiamo ricevuto il giusto contrappasso), quando sarebbe stato sufficiente attendere che tale decisione fosse presa dalle compagnie aeree secondo ragioni di mercato e opportunità e che fosse invece controllato chiunque possedesse un documento che dimostrasse il passaggio in Cina nei quattordici giorni precedenti.
E d'altra parte nulla avrei da opporre se l'Italia facesse il paese "sovrano" in tutte e quattro le stagioni, ma ho ancora nelle orecchie e negli occhi le imbarazzanti delegazioni da "piazzisti" dei nostri ministeri che fino a pochi mesi fa imploravano i cinesi di acquistare qualche tonnellata di arance siciliane o pronte a negoziare infrastrutture strategiche per farsi acquistare un po' di debito da Beijing, senza peraltro nemmeno fare la fatica di apprendere le generalità del proprio interlocutore, sciattamente apostrofato Mr. Ping.
E purtroppo, a bocce ferme, quando questa ostinata influenza svanirà nell'etere, senza vergogna, torneremo a picchiare alla porta del gigante offrendo la poca argenteria rimasta sorridendo come nulla fosse avvenuto.
, ma davvero un Paese di quasi unmiliardoemezzo di persone , con tutte le problematiche che questi numeri danno , con problemi interni non di poco conto ,con la situazione Hong Kong aperta , i problemi ( seri ) di guerra dei dazi con Usa , il corona virus interno e la sua esportabilita' in Africa , sua quasi colonia ,continente del tutto incapace per mezzi sanitari di contrastarla ,e poi non piccole problematiche di inquinamento e ( mi pare ) di invasione di locuste nei campi , si possa interessare ad un personaggio cosi' periferico e trascurabile che dice qualche ( grossa ) cazsata ad uso regionalista . la tua e' un analisi emotiva , per me, molto personale.
Nessuno che abbia ruoli attivi nella di politica estera e' emotivo o portatore di beneficenza gratuita , faranno come sempre a sangue freddo i propri interessi , se gli conviene compreranno arance , debito o altro , se non gli conviene non lo faranno .
Anche in Cina sanno benissimo che a livello pratico i controlli da parte delle autorita' italiane nei confronti delle attivita' economiche Cinesi in Italia , sono molto piu' blandi ,rispetto a quelle nei confronti degli italiani stessi.

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