Beethoven-Mahler-Haydn, il concerto "militare" di Gatti-Santa Cecilia

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daphnis
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Beethoven-Mahler-Haydn, il concerto "militare" di Gatti-Santa Cecilia

Messaggio da daphnis » 10 gen 2021 02:23

Per la seconda volta in pochi giorni, l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia ci ha "dichiarato" le sue straordinarie qualità di aplomb, di ascolto reciproco, di duttilità, di avvincente personalità sonora, nel primo, e magnifico, dei due concerti programmati in queste settimane sotto la direzione di Daniele Gatti che, da parte sua, mentre ne rimarchiamo la generosità dell'attività in questi tempi (la sta vivendo, e lo sappiamo per certo, come un dovere civico in un momento così arduo, perché la musica viva, almeno nelle maniere possibili) ci ha detto una voltà di più di essere interprete capace di trasformare ogni sua esecuzione-interpretazione in una appassionante vicenda dell'intelletto e dell'anima. Con una profondità di pensiero e di "sentire" tali da renderlo un vertice, e certamente una personalità unica e indispensabile, nel panorama contemporaneo della direzione d'orchestra. Più Gatti avanza nel tempo e nella propria evoluzione artistica, più questi caratteri si fanno marcati, nella scelta dei programmi e nel modo di proporli, dal podio, con le orchestre e con i solisti. L'ascolto di un concerto, di un'opera diretta da Daniele è qualcosa che, da parte sua verso di noi, e nostra nell'ascolto (ma il termine "ascolto" è in questo caso limitativo), comporta un totale "impego" di mente e cuore. Una persona, tutta intera, si fa musica porgendocela, altre persone, in qualche modo, "si fanno musica", vivendola. Che questo riesca ad accadere anche solo nel limite (tragico e speriamo presto superato) dello streaming e dei confini dello schermo di una tv o di una computer, testimonia vieppiù la qualità di chi questo ci propone.
I due concerti di Gatti-Santa Cecilia non andrebbero, in realtà, raccontati separatamente, visto che si tratta, in realtà, di un programma in due "momenti": quello "militare" (il primo concerto, questa settimana) e quello "romantico": cuore del tutto, i lieder del Corno Magico del Fanciullo di Gustav Mahler divisi, appunto, secondo queste due tematiche e affidati ad un "cantore" di rara sensibilità quale il baritono Markus Werba, che se li accolla completamente (lo spiega nella sua introduzione al primo concerto.
Il termine "militare" è esplicitato in due connotazioni: quella tragica dell'Ouverture Coriolano di Beethoven e dei lieder mahleriani, da Revelge al Tamburino. Quella brillante, anche venata di umorismo, della Sinfonia, appunto "Militare" di Haydn.
Il passaggio dall'una all'altra connotazione del termine è musicalmente meraviglioso grazie alla consapevolezza interpretativa di Gatti da una parte, e alla iperbolica duttilità anche sonora della nostra massima orchestra sinfonica: Santa Cecilia che, nelle mani del Maestro milanese trova tre suoni, uno per autore, nell'arte meravigliosa di mutare spessori, dinamiche, colore. Una prestazione orchestrale ancora eccezionale dopo quella appena offerta, due giorni prima di Natale, in mano a Kirill Petrenko.
Ascoltare Coriolano e subito dopo i lieder militari del Corno Magico è una emozione unica: quando l'anima e l'orecchio colgono l'identità tematica dei due finali, la morte di Coriolano e l'addio alla vita del Tamburino, praticamente identici, sopraggunge in chi vive la musica un trasalimento, un brivido. Che poi va a sciogliersi nell'argento e negli ori e nella luminosità della "militarità" evocata da Haydn. Una meraviglia!
In Coriolano, Gatti è di una intensità al limite del sostenibile, nella marcatura degli accenti e nel finale annullamento nel silenzio. Accenti e marcature che si rinnovano in Mahler, di cui Werba rivela ogni sfumatura. La voce, lo sappiamo, non è enorme e non la deve forzare (lo fa, in qualche tratto, ma "ci sta" là dove Mahler non sia "bel suono" ma dolore). La forza unica di Werba è, come sempre, la comprensione-restituzione totale del testo e dell'espressione: non per niente vertice di questo primo ciclo è, da parte sua, il canto notturno della Sentinella. L'orchestra è corrusca, densa in Beethoven. Aspra e intensa ma più "cameristica" (giusto!) in Mahler. Lucente, gioiosa, leggera e umoristica in Haydn. E il cammino dell'anima nel mondo "militare" si compie. Bellissimo. Attendiamo, ora, il concerto "romantico".

marco vizzardelli



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