Wozzeck alla Bayerische Staatsoper

Discussioni: per i neofiti che vogliono togliersi dei dubbi e per gli esperti che vogliono approfondire...
Rispondi
marco_
Messaggi: 398
Iscritto il: 21 gen 2018 14:19

Wozzeck alla Bayerische Staatsoper

Messaggio da marco_ » 17 ott 2020 21:11

Che produzione favolosa! Tutte le componenti erano a punto per regalare un’esperienza indimenticabile.

Jurowski, il GMD designato dalla prossima
stagione, concepisce una lettura spettrale del capolavoro di Berg: i presagi della morte disseminati in ogni scena sono preparati da un clima subito vuoto, scarno, gelido. Lo ottiene con una cura maniacale dell’orchestra, gestendo tutti gli attacchi con estrema finezza; le dinamiche sono controllate, gli accenti insieme secchi ed eleganti. In due sole scene, l’uccisione di Marie e l’annegamento del protagonista, lascia sfogare l’emozione e i turgori orchestrali, preparati con un crescendo di tensione quasi disperato. Non serve ribadire le doti di questa grande orchestra, stasera ho gustato la compattezza fra tutte le sezioni e una concentrazione palpabile. Ipnotico il timpanista Hilgers.

Fra i solisti svetta la Kampe, splendida tanto vocalmente quanto in scena, incarna una Marie femminile e fresca; il dottore di Bayley e il capitano di Ablinger-Sperrhacke da soli valgnono il viaggio. Wozzeck è Keenliside, molto in ordine vocalmente e credibile in scena, non raggiunge lo scavo sul testo degli altri. Impeccabili il figlio di Marie, il tamburmaggiore, Andres, il matto e Margret.

Allestimento indimenticabile di Kriegenburg. Sul palcoscenico scuro coperto da un velo d’acqua oscilla una grande scatola dove si svolgono le scene di interno: un ambiente dimesso e sudicio che si sposa a perfezione col dramma, con un piccolo crocifisso, quasi invisibile, a indicare forse l’unica speranza. Nelle altre scene le persone camminano nell’acqua con le galosce, e qui ho trovato riusciti i movimenti delle comparse a rappresentare una folla di derelitti senza lavoro e senza gusto per vivere. I costumi e il trucco raffigurano quasi tutti come moribondi, pallidi emaciati e deformati, ricordando seppur in modo meno estremo l’idea che qui realizzò Baselitz per Parsifal. Fanno eccezione i due protagonisti, il figlio e il tamburmaggiore, a cui seppur infelicemente scorre sangue nelle vene. La chiusura del cerchio rispetto alla concertazione.

Il pubblico attentissimo sostituisce i bravo con lunghi battipiedi sul parquet.



Rispondi