Aida alla Scala

Discussioni: per i neofiti che vogliono togliersi dei dubbi e per gli esperti che vogliono approfondire...
Rispondi
marco_
Messaggi: 398
Iscritto il: 21 gen 2018 14:19

Aida alla Scala

Messaggio da marco_ » 10 ott 2020 06:11

Torno alla Scala dopo la clausura per gustare una produzione di Aida importante sulla carta. A mio avviso non ha tradito le aspettative.

Chailly fa molto bene. Evidentemente conosce e ha assimilato ogni angolo della partitura, permettendogli un’approccio autorevole e rilassato. Nei primi due atti sarebbe difficile trovare macchie anche per i più convinti suoi critici, infatti la scansione dei tempi e il dosaggio di accenti e dinamiche è paradigmatico. Nella seconda parte tutto bene, benché stilisticamente avrei preferito una resa più orientata sugli aspetti notturni e liquidi della musica, lui sottolinea invece quelli drammatico e marziale. Maluccio alcune chiuse di scena con timpani soverchianti, più adatti forse al Requiem di Berlioz.

L’orchestra segue le indicazioni dal podio con una precisione ragguardevole, e colori indovinati di archi gravi vaporosi, legni scolpiti, ottoni caldi; nessun problema agli archi acuti, a meno di qualche sonorità vetrosa. Coro impeccabile tanto nelle pagine in piano come in quelle più teatrali: ragguardevoli per tenuta, dizione, sfumature e smalto. Inarrivabili in questo repertorio le sezioni maschili.

Tra i solisti trionfa indubbiamente la splendida Rachvelishvili. Farei fatica a immaginare, incluse le grandi del disco, qualcuna capace di cantare Amneris molto meglio di lei. Rifugge infatti dal cliché della zitella inviperita, preferendo incarnare una ragazza giovane con tutte le contraddizioni a cui la spinge un amore bruciante ma non corrisposto. La voce è inenarrabile: un fiume in piena che non straripa, tenuto a bada con un controllo delle dinamiche stupefacente, non solo nel rispetto del dettato verdiano ma soprattuto per ricercare il colore ideale di ciascuna frase. Nel quarto atto è stratosferica. Bravissima, è un privilegio raro sentire un interprete tanto centrato su una parte.

Qui il baritono non canta molto, ma una manciata di scene sono sufficienti per apprezzare il grande Enkhbat. Rispetto al Nabucco novarese l’ho trovato ormai perfettamente maturo nello stile, con una consapevolezza rara per un trentaquattrenne. Ho sentito diverse associazioni della sua voce a qualche mito del passato, a me ricorda George London (sentito solo in disco per ragioni anagrafiche) nella compattezza della grana timbrica lungo tutta l’estensione, come per il governo dei fiati e lo stile appassionato senza esibizioni facili. Dizione perfetta, con stile e parola a fior di labbra ideali in Verdi. Non vedo l’ora di risentirlo nei grandi ruoli del genio di Busseto.

Bene gli altri, seppur lontani dalla perfezione dei primi due. Meli è assai convincente nella prima parte, per equilibrio coniugato ad ardore. Particolarmente sonoro e timbrato cantando sul limitare del proscenio. Nella seconda parte mi è parso più scialbo: corretto ma con poche emozioni nel terzo atto, addirittura in difficoltà nel quarto, complice forse un accenno di bronchite che lo fa tossire spesso. La Hernández al contrario suona meccanica nel primo e nel secondo atto, mentre dal terzo trova una cifra interpretativa umana e assai raffinata, risultando impeccabile nei tanti filati richiesti. Più che discreti il Ramfis di Park e il Re di Tagliavini.

Il pubblico ha risposto bene, con applausi durante l’opera nei punti a mio avviso meritevoli, e diverse chiamate al termine. Trionfo per la Rachvelishvili, con orchestra e coro che le battono i piedi. Pubblico meno concentrato che altrove, ad esempio sia alla mia destra sia alla mia sinistra due coppie parlavano tranquillamente durante l’esecuzione, oppure nella prima fila di platea una ragazza ha pensato bene di stendere le gambe addosso al proprio compagno... peccato, forse si dà per scontata la possibilità di sentir musica dal vivo nonostante le limitazioni.



Avatar utente
Martino Badoéro di Sanval
Messaggi: 2152
Iscritto il: 17 giu 2007 15:06
Località: Bussolengo

Re: Aida alla Scala

Messaggio da Martino Badoéro di Sanval » 10 ott 2020 17:03

Mi trovo fortemente in disaccordo con la recensione in homepage di Aida per quanto riguarda la questione dell'inizio del terzo atto "da baule".
Quest'operazione è stata senza dubbio interessante, e sarei curioso anche io di ascoltare questo brano, ma, come per la Tosca inaugurale, si sta spacciando per verità assoluta delle pagine musicali che sono state scartate dagli stessi compositori (e riciclate, almeno per quanto riguarda il caso del brano usato nel Requiem).
È vero che questo tipo di recupero viene eseguito anche altrove, come il Macbeth francese a Parma, la versione parigina di Lucrezia Borgia a Bergamo o il recital di Florez a Pesaro di arie alternative rossiniane, ma rimangono comunque nell'alveo della particolarità esecutiva, senza questa patina di presunta autorità e vicinanza alle reali intenzioni dell'autore, che persino alcuni musicologi e filologi hanno messo in dubbio e contestato.
A questo punto, se si reinseriscono tagli eseguiti dallo stesso compositore, non vedo perché non eseguire, invece del Preludio, la Sinfonia che Verdi ha composto per la versione milanese del 1872 ma poi mai andata in scena.
Non posso credere che un fatto del genere sia accaduto in un posto così tranquillo come Cabot Cove...

Avatar utente
marcob35
Messaggi: 857
Iscritto il: 07 set 2017 16:59
Contatta:

Re: Aida alla Scala

Messaggio da marcob35 » 10 ott 2020 17:56

Martino Badoéro di Sanval ha scritto:
10 ott 2020 17:03

A questo punto, se si reinseriscono tagli eseguiti dallo stesso compositore, non vedo perché non eseguire, invece del Preludio, la Sinfonia che Verdi ha composto per la versione milanese del 1872 ma poi mai andata in scena.
Verrà appunto fatto ad una recita inoltrata, secondo notizia diffusa da Chailly stesso.
...continui,inutili,pretestuosi,ammorbanti,futili,oziosi,sterili,irragionevoli, fatui,insensati,ripetitivi e gratuiti interventi,che dispensa con straordinaria generosità in tutte le sezioni del forum affliggono pesantemente.
-"GEWURZTRAMINER"

Avatar utente
marcob35
Messaggi: 857
Iscritto il: 07 set 2017 16:59
Contatta:

Messaggio da marcob35 » 12 ott 2020 07:35


La lirica (non) è uno spettacolo popolare (?)

Ho già più di una volta espresso il mio parere-da musicofilo e-mi si consenta laureato con una tesi in Estetica musicale-il mio punto di vista sull’elitarietà dello spettacolo musicale teatrale ossia della cosiddetta “opera lirica”, malgrado gli assalti garibaldini ai loggioni che una storiografia un po’ frettolosa ancorché veritiera, ha contrabbandato da sempre. Certo: mutatis mutandis l’opera lirica nell’Ottocento (perlomeno in Italia) ha compiuto (R.Tedeschi) lo stesso collante oggi rappresentato dal Cinema, anzi-al vero-ben più, veicolando ad esempio la Letteratura e la Poesia, locale e non. Forse un parentaggio più calzante potrebbe essere quella con la televisione, specie nell’Italia degli anni sessanta, in regime di monopolio, con i suoi romanzi a puntate che frugavano nelle biblioteche mondiali.

L’opera lirica tuttavia rispetto-non dico al Calcio-ma appunto al Cinema, viziante la sostanza della materia costituente la forma di spettacolo, ossia della Musica (ignota ed ignorata, pochissimo facente parte della cultura di base del popolo qui da noi, lasciata alla libera iniziativa tra dilettantismo e erudizione spiccia), l’opera lirica dunque resta pur sempre uno spettacolo di “nicchia” e basta vedere che razza di pubblico sta (stava) nei loggioni, dal frequentatore accanito qualunque cosa il teatro offra, alle vecchine della borghesia locale che mai rinuncerebbero a vedere il tal spettacolo, al quale regolarmente si addormentano (o sentirle ripetere: “Beh, Rossini è sempre Rossini…” anche se stanno in realtà ascoltando la sinfonia de “La forza del cestino”).

Una prova attualizzata con l’emergenza Covid lo ha dimostrato e lo dimostrerà più ancora nei mesi di riduzione della disponibilità di accessi e problematiche connesse.

Non interessa che lo sfegatato operomane (al pari dello sfegatato sportivo da salotto appassionato di pallone) mi bacchetti e dica che sono in difetto. Un'”Aida” in forma concertistica alla Scala a 145 euro a poltrona (il prezzo più economico disponibile a certo punto) con limitazioni di pubblico (e se i posti dovessero davvero scendere a 100?), e il chiacchiericcio su una performance “reservata” degna dei salotti bene del XIX secolo e delle corti del Seicento, appare la prova di quanto andiam dicendo.

Insomma il vero guaio dell’affare Covid è stato che esso ha peggiorato quello stato di cose, e l’elitarismo culturale che ha contraddistinto de facto lo spettacolo “popolare” per eccellenza (la lirica), si badi nel senso ed assunto sopra posto, si è pienamente riproposto ed è una realtà-spiacevole per quanto si voglia-sotto gli occhi e le menti.

1 adeguamento al passo
...continui,inutili,pretestuosi,ammorbanti,futili,oziosi,sterili,irragionevoli, fatui,insensati,ripetitivi e gratuiti interventi,che dispensa con straordinaria generosità in tutte le sezioni del forum affliggono pesantemente.
-"GEWURZTRAMINER"

Rispondi