Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

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paperino
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da paperino » 13 mag 2022 14:31

fracapi ha scritto:
13 mag 2022 11:08
non sapevo che il qui amico Silvano / Paperino .. fosse passato dalla sala al palcoscenico addirittura nelle vesti di cattivo.... :D
Ma Silvano non è cattivo e nemmeno congiurato... tanto più se vestito da Paperino... :mrgreen:


La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

albertoemme
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da albertoemme » 13 mag 2022 23:03

Marco che abbia stonato è oggettivo. Che a pochi anni dal Macbeth di Firenze e dal suo Gerard si senta già un certo logorio mi pare altrettanto indiscutibile. Se tieni conto che tanti cantanti a differenza di Salsi durante la forzata inattività hanno caricato le batterie, qualche preoccupazione per questo stimato baritono ci può stare. Ovviamente spero di sbagliarmi e ribadisco che la parte di Renato è assai impegnativa per chiunque.-

marco_
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da marco_ » 14 mag 2022 22:35

L’ho trovata una produzione mista: bene le voci, altalenate la concertazione, male l’allestimento.

Luisotti inizia lento, pesante e quadrato. Si velocizza presto, la pesantezza svanisce dopo il primo atto, la quadratura rimane. Il suo mi pare un Verdi corretto, con buona scelta dei tempi e una certa fantasia nelle dinamiche, oltre a gran rispetto delle voci (anche troppo, con quel cedere sempre dove preferiscono rallentare). D’altra parte è un Verdi che sarebbe suonato un po’ vecchio e generico già quarant’anni fa, emoziona poco perché manca di scavo sottile e giochi di tensione. Orchestra bene nelle strette al fulmicotone e nelle effusioni liriche, con plauso alla Prandina e alle sezioni di contrabbassi e violoncelli.

La Radvanovsky strappa due ovazioni a scena aperta dopo le sue arie ed è la più applaudita al termine: a onta della dizione incomprensibile e del timbro non puro, infonde musicalità e anima in Amelia al punto da renderla protagonista principale. Notevoli i fiati, la proiezione cantando piano, la tenuta, e le messe di voce che veleggiano sull’orchestra in fortissimo. Per Meli in questo ruolo pare che il tempo non passi: uguale alla prestazione romana del ‘13 nei tanti pregi (smalto, fraseggio, musicalità, sensibilità) come in alcuni limiti (voce strozzata nella salite ‘come se fosse l’ultima’ è ‘anco una volta l’anima’, alcune sfaccettature drammatiche migliorabili, bocca aperta da pesce lesso dopo gli acuti). Trovo che il Salsi del post Covid sia meno ordinario di prima nella resa dei personaggi, con una cura quasi attoriale di accenti e dosaggio della voce; Renato non fa eccezione, con un’intensità interiorizzata. Purtroppo ha mostrato qualche difficoltà nel melodiare legato dopo il passaggio, e specialmente in quei punti va in deficit di fiato. Senza infamia né lode gli altri.

Allestimento inutile e piuttosto noioso. Bel gradimento dal pubblico anche internazionale e giovane che gremiva la sala.

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tower
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da tower » 19 mag 2022 23:35

Tornato poco fa da teatro.

È stato detto già tutto. Dico solo che chi si è perso Salsi non deve esser triste...Tezier spettacolare.

Meli e Sondra bravi, specialmente il primo.

Amelia non ci siamo.

Il direttore di questa sera senza infamia e senza lode, dunque, grande infamia.

Il regista....ho letto così tante critiche negative che mi faceva pena. Poi ho visto lo spettacolo e ho capito. Che cosa brutta lo spettacolo.

daphnis
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da daphnis » 20 mag 2022 02:33

Luca Salsi, di Renato, disegnava il dolore di un uomo che si riteneva tradito. Ludovic Tezier disegna la rabbia di un uomo che si ritiene tradito. Sono sfumature ma prendo entrambi, contento di averli ascoltati. Più "bella" la formidabile voce di Salsi. Più istrionica nelle volute asprezze, e più cinematografica la resa da parte di Tezier che ha pazzesche doti anche attoriali, che Luca ha acquisito lavorando, nel tempo, con grandi registi.
Bisanti si e' trovato a far fonte al suono denso del predecessore. Lo ha mosso, alleggerito e reso trasparente. Dopo un inizio cauto la concertazione e' ottima fino alla trasparenza totale (si colgono le parole di tutti) ottenuta nel coro in crescendo, sotto le arpe, capolavoro assoluto di Verdi, che chiude l'opera. Di tale nuova scansione e trasparenza, proprio Francesco Meli si giova nel delineare un Riccardo complesso e tormentato, alternativo e nuovo rispetto allo slancio spontaneo che v'infondeva Luciano Pavarotti. Con Meli, grandissimo, si sente tutto il tormento di un uomo messo di fronte ad una scelta spaventosa, ma nel suono ritrovato da Bisanti, escono alla grande anche ironia ed eleganza di Riccardo. Meli e' infatti magistrale nella ballata del primo atto (il pianissimo favoloso della seconda strofa, che con Luisotti andava perso) e nell'attacco di E' Scherzo od E' Follia, di cui esprime tutta l'ironia senza un solo cachinno o risatella aggiuntiva, con la sola modulazione espressiva della voce. Grande Meli, altro che buare un calo di pressione!!!
Della rinnovata scansione e sonorita' di Bisanti si giova lo strumento importantissimo e particolare della Sondra nei momenti più lirici, intimi e dolorosi di Amelia: non e' un caso che, sotto questa direzione, proprio il "Morro' " dell' ultimo atto sia uscito un capolavoro giustamente premiato da un'ovazione (i buatori di Meli avevano in pacchetto anche la Sondra, ma sono stati subissati dal trionfo decretato al soprano). Enorme Turandot a Roma con Pappano, qui grande autentica voce verdiana, cui non la particolarita' timbrica (che anzi e' un pregio espressivo e di personalita') ma solo una imperfetta dizione italiana e' limite ad una statura d'interprete oggi inconsueta per "importanza". Avercene, di Sondre!
Altro segnale della positiva presenza di Bisanti, la prova in netta crescita di Federica Guida-Oscar, che il suono più denso e pesante dell'orchestra di Luisotti tendeva a tratti ad offuscare. Ora Oscar esce netto, pulito. Migliorativa la Ulrica di Okka von Damerau.
Di Tezier si e' detto: un meritato trionfone (per la gioia di una mia amica di Roma, che il 22 salira' apposta per lui).
Di irrimediabilmente brutto in questa produzione resta l'allestimento: i dadaumpa del coro (cantano da padreterni e madreterne ma costretti a movimenti demenziali), i remi e le bandiere che ondeggiano a ritmo di musica, i personaggi che non si trovano fra loro in scena, l'aberrazione di un ballo conclusivo nel quale i protagonisti e i congiurati sono gli unici a non essere vestiti di rosso e sarebbero dei deficienti se non si riconoscessero fra loro. Incongruita massima. Di Marelli a Milano abbiamo la stazione del metro', e basta e avanza



marco vizzardellli
Ultima modifica di daphnis il 20 mag 2022 10:07, modificato 3 volte in totale.

WURM
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da WURM » 20 mag 2022 08:29

Mi permetto di dissentire su un paio di considerazioni di Daphnis. Sondra ( non scrivo il cognome per non incappare in errori) ha certamente doti attoriali e di carisma ma ha difetti spiccati che rendono la prestazione insufficiente: una dizione gravemente lacunosa e ogni volta che sale agli acuti provoca un fastidio come quando ci sitaglia facendosi la barba; il confronto nei duetti con Meli è impietoso. Meli canta da favola fino a " come se fosse l'ultima ora del nostro amor" dopodichè ha un black out ( apprendo ora del calo di pressione da Vizzardelli) che compromette tutto il finale dell'opera. Ingiusto e rancoroso comunque chi ha buato una prestazione magistrale fino a quel momento. Tezier? Finalmente un baritono verdiano: credibile negli slanci trucibaldi come negli abbandoni lirici. Era dai tempi di Bruson che non percepivo tale classe. Imparagonabile ( ma questa è una cosa mia) a Luca Salsi, persona degna e buon cantante ma non adatto alle vette del canto verdiano. Bene Oscar, dignitosi i congiurati e bene ( more solito) il coro. Bisanti fa quello che può dato che l'orchestra è stata preparata con la roncola da Luisotti: menzione per archi gravi ma più volte si avverte un fastidioso "liberi tutti" nella sezione ottoni non degna di un teatro come la Scala ( le trombe soprattutto sempre troppo invasive). Non ho traovato la regia così scandalosa ma solo puerile e inutile: alcune trovate ( la Morte che suona il violino nel ballo finale) sono da seconda elementare..... Peccato quindi, poteva essere meraviglioso.

daphnis
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da daphnis » 20 mag 2022 09:25

Sulla dizione della Sondra siamo, direi, d'accordo; è un peccato e una lacuna cui credo potrebbe, con un maestro, porre almeno parziale rimedio. Oggi quasi tutti i grandi interpreti esteri di opera italiana hanno posto cura alla pronuncia della nostra lingua, non farlo è restare un po' indietro, nella Storia (Tezier canta in buon italiano, pensate anche al baritono mongolo Enkbat: in Luisa Miller a Roma aveva una pronuncia perfetta. Oggi un pur grande Sherril Milnes, che "birignava" in italoamericano, suonerebbe desueto). Sugli acuti, invece dissento: basterebbe la clamorosa messa di voce esibita dalla Radvanovsky nel concertato finale in crescendo (e nel finale Alfano di Turandot, a Roma, ne eseguiva una pazzesca sulla parola "amor") per dirne i meriti. Che la timbrica e il metallo abbiano quella "durezza" al mio orecchio alla fine diventa un pregio di personalità (ma è un mio gusto: come ho detto, ho sempre amato le cosiddette voci "sporche", mi viene in mente la stessa Fabbricini quando era nel pieno di se stessa: quella sua famosa Violetta con Muti fu magnifica proprio per il carattere drammatico e "malato" della voce "sporca". Mi viene da citare la stessa cantante-attrice Teresa Stratas, difettosissima ma eccezionale in alcuni ruoli. Rispetto ad entrambe la Sondra ha ben altra potenza strumentale, pur meno attrice, ma è per dire che personalmente ho una mia affezione alle voci non pure. Potrei dire che, all'epoca, proprio per questo sarei stato molto più "callasiano" che "tebaldiano", pur amando entrambe le somme cantanti. Io la penso così, capisco benissimo si possa essere di parere diverso, anche opposto). Su Salsi che personalmente adoro (quanto amo Tezier, entrambi grandi artisti e persone deliziose) hai già correttamente detto che, come ho detto io in positivo per la Sondra, è un tuo parere: personalmente ritengo il suo Rigoletto di Venezia (e tutto quel Rigoletto: Michieletto, Callegari e protagonista, un raro tutt'uno) uno dei vertici verdiani della mia vita di ascoltatore. E altissimi lo Scarpia e il Macbeth con Chailly (mi dicono sensazionalmente ripetuto con Mariotti a Valencia finchè un'indisposizione non l'ha fermato). E molto altro.

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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da UltrasFolgoreVerano » 21 mag 2022 15:57

Caro Daphnis, ci fossero più cantanti attrici in stile Teresa Stratas.

daphnis
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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da daphnis » 22 mag 2022 11:28

Eh si! Teatro fatto con la voce e il volto e il corpo


marco vizzardelli

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Re: Un Ballo, tre grandi voci. Alla Scala, Un Ballo in Maschera

Messaggio da Amfortas_Genova » 22 mag 2022 17:26

Bello bello questo ‘secondo cast’.

Cast strepitoso, direzione energica (mi aspettavo di più dal solo del primo violoncello), regia amatoriale.
«Few men think; yet all have opinions»
Berkeley

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